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In Francia, intanto, Paul Féval (1817-1887), pur non avendo mai attraversato la Manica e non conoscendo una parola d’inglese, aveva iniziato a dare alle stampe su invito di Anténor Joly, per il Courrier Français ai suoi Mystères de London sotto lo pseudonimo di Sir Francis Trollop. Il romanzo debuttò il 20 dicembre 1843 e si concluse il 12 settembre 1844. Anch’esso ebbe un successo folgorante anche perché descrisse, con una sforzo di fantasia notevole, tutte le depravazioni più odiose che già allora cominciavano ad essere attribuite agli inglesi. Nel suo romanzo si trova ad esempio una scena nella quale il marchese di Rio Santo alias l’Irlandese alias Fergus O’Brean, come tutti gli eroi di apparenza satanica e di sete di apostolato, presiede un’orgia sacrilega nel sotterraneo di una chiesa nella quale i convitati sono travestiti da frati e portano tutti delle barbe posticcie.

Preannunciando la trama de Les Habits noirs, ou la mafia au XIXème siècle (1863-1875), i Mystères de London di Féval raccontano di una società segreta, i “Gentlemen of the Night”, avente per scopo l’annientamento economico dell’Inghilterra attraverso tutti i mezzi possibili, leciti o meno. Attorno alla figura di Rio Santo, la mente della setta, ruotano numerosi personaggi che, pur sedotti dal suo fascino misterioso, finiranno per far fallire l’ardua impresa con la conseguenza che lo stesso protagonista finisce ucciso da Clary la figlia del proprio migliore amico Angus Mac Farlane.

L’opera più nota di Féval rimane, comunque,  Le Bossu (1858), romanzo di cappa e spada che ha per eroe il cavaliere Lagardère. Dopo la sua conversione al cattolicesimo, nel 1877, l’autore epurò le sue opere degli elementi libertini o equivoci.

Poi fu un proliferare di romanzi di qualità spesso scadente. In Francia vi furono : Les Mystères de Roven di Octave Feré (1843), Les Vrais Mystères de Paris di Vidocq (1844), Les Mystères du Palais Royal di Sir Paul Robert alias L. Raban (1845), Les Mystères du Vieux Paris, Pierre Zaccone (1854), Les Mystères de Bicêtre di Pierre Zaccone (1864), Nouveaux Mystères de Paris di A. Sholl (1866-1867), Les Mystères de Marseille di Emile Zola (1867), Les Mystères de New York di William Cobb alias Jules Lermina (1874), Les Mystères de Nouveau Paris di Fortuné du Boisgobey (1876), Les Mystères de Nice di W. de Zybinn (1883), ) Les Mystères de Monaco di Marc Lapierre (1884) e Les Mystères d’Agen di Evariste Carrance (1891), solo per citarne alcuni.

Anche Honoré de Balzac (1799-1850) si cimentò con un romanzo del genere, Les Mystères de la Province.

In Germania apparvero, Die Geheimnisse von Berlin (1843) mentre in Spagna, Los Misteríos de Madrid di Juan Martínez Villergas (1844) e Los Mistérios de Lisboa di Camilo Castelo Branco (1854).

Quanto agli Stati Uniti, molto spesso i libri sui “Misteri” locali erano in realtà delle traduzioni o degli adattamenti di romanzi europei spacciati per delle novità. Come riferisce Justin Gilbert (justingilb@yahoo.com), un qualificato e scrupoloso collezionista di origini tedesche, individuare i rimaneggiamenti di queste opere risulta oltremodo difficile.

Fra i tanti sono da ricordare: Mysteries of Boston (1844), The Mysteries of San Francisco (1844), The Mysteries of Fitchburg, Massachusetts (1844), The Mysteries of Salem! di Caroline Hargrave (1845), The Mysteries of Worcester di Henry Spofford (1846), The Mysteries of Troy di Frank Hazelton (1847), The Mysteries and Miseries of New York: a story of real life di Ned Buntline (1848), The Mysteries of Nashua (1849), The Mysteries of Philadelphia (The Quaker City) di George Lippard, The Mysteries of New Orleans.

Ma la lista potrebbe continuare con i Misteri della Russia, di Atene, Vienna e, perfino, della Cina.

L’Italia fu prolifica di romanzi “misteriosi”. Ci furono, fra gli altri, I Misteri di Roma Contemporanea di B. Del Vecchio (1851-53), I Misteri di Palermo di Benedetto Naselli (1852), I Misteri di Livorno. Di Cesare Monteverde (1853-54), I Misteri di Firenze. Scene Moderne di Angiolo Panzani (1854), I Misteri di Firenze di Carlo Lorenzini (1857), I Misteri di Genova. Cronache Contemporanee di Anton Giulio Barrili (1867-70), I Misteri di Torino di Arturo Colombi (1871).

I Misteri di Palermo

di Benedetto Naselli

Non mancarono neppure i Misteri della vita intima dei Borboni, pubblicati a Palermo tra il 1860 ed il 1862, che dovettero tenere desta l’attenzione del pubblico non meno di quanto non si faccia oggi con le storie delle teste coronate nei nostri rotocalchi oppure in televisione con le interminabili saghe familiari del genere  Dallas, Dynasty, Falcon Crest oppure Knots Landing.

Comunque, tra i pochi interessanti romanzi dei “Misteri” italiani i Misteri di Napoli furono i migliori. A firmare l’opera, che meglio rappresenta la continuità con la tradizione del feuilleton, fu il napoletano Francesco Mastriani, che proprio tra il 1869 e il 1870 affidò al quotidiano Roma ben 93 dispense lungo le quali si sviluppa l’intera e complicata trama del romanzo. Mastriani nasce a Napoli nel 1819 e fu uno fra i più noti autori di romanzi d'appendice: ne scrisse 107, tutti pubblicati nel giornale Roma. Alcuni titoli, La Cieca di Sorrento (1852) e La Sepolta viva (1889). Le sue storie sono un documento importante per la conoscenza dei costumi e della psicologia del popolo e della piccola borghesia, in quel periodo di incertezze e di rinnovamento che sta fra il Risorgimento e l'Unità degli italiani. Sono racconti di morti resuscitati, di morti ammazzati, di morti scampati e moribondi allucinati. Sono intrighi di profittatori, ladri, assassini, usurai, ed altri “mariuoli”, spesso deformi e perversi, in mezzo ai quali si muove una coppia di sposi promessi, Marta ed Onesimo. L’epilogo è tragico per la morte della povera Marta la quale era ignara che il padre “Cecatiello” fosse in realtà un ladro ed un assassino, responsabile della morte del perfido marchese di Massa-Vitelli della quale era stato ingiustamente accusato e per questo tratto in arresto proprio Onesimo.

I Misteri di Napoli

di Francesco Mastriani

Esiste poi una categoria di romanzi che, pur non riportando nel titolo il termine “Misteri” potrebbe rientrare in questo brevissimo inventario. E’ il caso di gran parte dei romanzi di Dickens, ad esempio Bleak House (1852-1853), de Les Mohicans de Paris (1854-1857) di Alexandre Dumas (1802-1870), Les Misérables (1862) di Victor Hugo (1802-1885) ed il ciclo su La fortune des Rougon (1870-1893) di Émile Zola (1840-1902). In particolare, Les Mohicans de Paris riprende, fondendoli accuratamente, tutti gli elementi dell’opera di Sue senza tralasciare l’aspetto poliziesco e quello più strettamente storico nel quale Dumas era specializzato. Sono diffusi qui e là anche  i motivi sociali dei Mystères de Paris e di Martin, l’enfant trouvé e quelli gotici de Le Juif errant.

Sue aveva inaugurato il filone dei romanzi “réaliste” che fece la fortuna di numerosi autori i quali si specializzarono a tal punto da dare luogo ai diversi generi della cosiddetta “paraletteratura”.

L’aspetto poliziesco-sensazionale fu il preferito da Pierre Decourcelle (1856-1926) per i suoi Les Mysterès de New York, apparsi in 22 episodi su Le Matin e, contemporaneamente, al cinéma dal 27 novembre 1915 al 28 aprile 1916.

Les Mysterès de New York

di Pierre Decourcelle

Intanto, alla vigilia del XX secolo, erano apparsi I Misteri della Jungla Nera (1895) di Emilio Salgari (1862-1911). L’influenza del più celebre romanzo di Sue è ancora palpabile nonostante si tratti in questo caso di vicende avventurose e di misteri ambientati in luoghi esotici.

Ma questa è un’altra storia ed è stata raccontata altrove…

 

BIBLIOGRAFIA

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